Spoleto, 29 marzo 2025 – Nella stanza degli interrogatori del supercarcere di Spoleto, Nicola Gianluca Romita, 48 anni, ha parlato per 5 ore, confermando l’omicidio della moglie Laura Papadia, 36 anni.

Ha ripetuto, punto per punto, ciò che aveva già raccontato mercoledì davanti ai magistrati di Spoleto. «Romita è un reo confesso, sta collaborando con gli inquirenti, chiede perdono e si dice pentito» dice l’avvocato d’ufficio  Manola Petrini Antonori che, mercoledì, essendo di turno, ha dovuto assumere la difesa.

Per gli inquirenti è un omicidio volontario aggravato L’uomo resta dietro le sbarre in attesa della convalida del fermo. Il gip Maria Silvia Festa si è riservata la decisione, ma il provvedimento sembra ormai solo una formalità.

L’uomo ha descritto ancora una volta il suo matrimonio in crisi, il desiderio della moglie di avere un figlio che lui non voleva. Ma, proprio come il giorno del fermo in commissariato, anche questa mattina in carcere ha evitato  di ricostruire i dettagli di quel tragico mercoledì.

Non ha spiegato cosa sia accaduto nell’appartamento di via Porta Fuga, dove viveva con Papadia da un paio d’anni. Non ha detto come l’abbia uccisa, anche se gli inquirenti ritengono che l’abbia strangolata. Non ha chiarito cosa abbia scatenato l’ennesima lite sfociata nel femminicidio.

Ha lasciato il corpo della moglie, ancora in pigiama, sul pavimento della camera da letto, in posizione prona, poi è uscito di casa per andare a suicidarsi dal ponte delle torri, dove è stato fermato dagli agenti di Polizia. Adesso resta in silenzio.

 

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