
Il sottufficiale delle fiamme gialle, attualmente sospeso dal servizio, è stato condannato a tre anni e tre mesi di carcere
Perugia, 1 aprile 2025 – – Il tribunale di Perugia ha condannato un finanziere di 57 anni, originario di Crotone, a tre anni e tre mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti della moglie e della figlia.
Oltre alla pena detentiva, la sentenza prevede cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva a titolo di risarcimento per le due vittime. L’ammontare complessivo del risarcimento danni sarà stabilito in sede civile.
L’uomo, attualmente sospeso dal servizio, era già destinatario di un provvedimento di divieto di avvicinamento alle vittime. Le indagini della Procura di Perugia hanno delineato un quadro di violenze e abusi durato anni, caratterizzato – come emerge dagli atti – da minacce, aggressioni fisiche e continue umiliazioni. La moglie sarebbe stata oggetto di insulti, lanci di oggetti e minacce di morte, compresi episodi in cui l’uomo le avrebbe puntato alla gola cacciaviti e taglierini.
Uno degli episodi più drammatici ricostruiti dagli inquirenti riguarda un momento in cui l’uomo avrebbe gettato alcol addosso alla moglie e alla figlia, minacciando di dar loro fuoco perché erano scese in strada a chiedere aiuto.
In un’altra occasione, avrebbe cercato di colpire la coniuge con un vaso di ceramica, ferendo invece la figlia, intervenuta per difenderla. Le violenze includevano anche sputi, percosse e minacce come: «Ti rovino», «Ti odio» e «Prima che te ne vai, ti devo sfregiare il viso come Gessica Notaro».
L’incubo per le due donne si è concluso solo grazie all’intervento di alcuni familiari, che hanno permesso il loro trasferimento in un centro antiviolenza. Nel frattempo, all’imputato era stato notificato il divieto di avvicinamento.
L’uomo, che nel 2022 aveva già patteggiato una pena per abuso d’ufficio e accesso abusivo ai sistemi informatici, è stato difeso in questo processo dall’avvocato Gianni Dionigi, mentre la moglie e la figlia si sono costituite parte civile con la legale Sara Pasquino.
Con la sentenza di condanna si chiude il procedimento penale, ma la quantificazione definitiva del risarcimento sarà stabilita in sede civile.
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