
di GILBERTO SCALABRINI
Perugia, 3 aprile 2025 – Ogni femminicidio è una sconfitta della società, ma soprattutto il marchio dell’infamia per l’uomo che lo commette.
Non c’è onore, non c’è giustificazione, non c’è attenuante: chi uccide una donna per il solo fatto di essere donna è un assassino vile, un carnefice che esercita la violenza come unica risposta alla propria frustrazione e al proprio senso di possesso malato.
Questi uomini, incapaci di accettare un rifiuto, di gestire una separazione o di convivere con la libertà e l’autonomia femminile, trasformano la loro debolezza in barbarie. Non si tratta di raptus, di momenti di follia: nella maggior parte dei casi, i femminicidi sono il punto finale di una lunga scia di minacce, abusi e violenze, segnalate o ignorate, denunciate o sottovalutate.
Non basta indignarsi di fronte all’ennesimo nome aggiunto alla lista delle vittime. Bisogna agire: servono leggi più severe, controlli più efficaci, una rete di protezione che permetta alle donne di mettersi in salvo prima che sia troppo tardi. Ma soprattutto, serve una rivoluzione culturale che distrugga il modello tossico della virilità predatrice, dell’uomo padrone, dell’amore che diventa prigione.
Chi uccide una donna per il suo desiderio di libertà non merita alcuna comprensione. Merita solo di essere chiamato per quello che è: un assassino.
(15)