Il sindacato: “Essenziale incoraggiare le donne a denunciare, supportarle con strutture sicure e lavorare per sensibilizzare le comunità”

Perugia, 3 apr. 2025 – “Sono già tre le donne uccise in Umbria dall’inizio dell’anno per mano di uomo. È praticamente una strage quella che sta avvenendo in questi mesi nella nostra regione, una strage perpetuata da uomini su donne, in questo caso tutte giovanissime, con cui avevano o avevano avuto una relazione affettiva.

Una strage non più tollerabile e che va combattuta in tutti i modi”. Così si apre la nota di cordoglio diffusa dal dipartimento delle politiche di genere della Cgil Umbria dopo il ritrovamento del corpo della giovanissima studentessa ternana Ilaria Sula, di 22 anni, uccisa dall’ex fidanzato, chiusa in una valigia e scaricata in un burrone nei presi di Roma.­

Il terzo femminicidio in Umbria dopo quello di Stefania Feru di 29 anni, uccisa a gennaio a Gualdo Tadino dal marito che si è poi ucciso con la stessa arma, e quello di Laura Papadia di 36 anni, strangolata dal marito a Spoleto il 26 marzo.

“Non sono omicidi, ma femminicidi – sottolinea la Cgil Umbria –: tanti, diversi, ma drammaticamente uguali, figli di un patriarcato che attraversa in modo trasversale ogni livello della società e qualunque contesto­. È essenziale incoraggiare le donne a denunciare, supportarle con strutture sicure e lavorare per sensibilizzare le comunità. La prevenzione alla violenza di genere deve iniziare dall’educazione sessuale e affettiva, anche nelle scuole, promuovendo l’uguaglianza e il rispetto reciproco sin dalla giovane età.

È cruciale fornire alle donne che subiscono violenza – ma più in generale a tutte le donne che ne necessitano – un supporto adeguato”. “Abbiamo bisogno – ribadisce il sindacato – di centri antiviolenza, ma anche di consultori che favoriscano l’autodeterminzaione e favoriscano le scelte consapevoli. Va garantita assistenza psicologica e legale e programmi di inserimento sociale, lavorativo e protezione economica.

Perché sono sempre quelle le cause per cui continuano a essere uccise le donne, ancestrali ataviche di una cultura patriarcale che enfatizza costantemente la superiorità del genere maschile, il senso del possesso di una donna, la necessità di avere un controllo sulle donne, nell’abitudine a valori che influenzano ancora la società in modo così sottile ma profondo”.­

“Le donne libere – conclude il dipartimento delle politiche di genere della Cgil Umbria – fanno ancora tanta paura, tanto da eliminarle, e allora oggi piangiamo un’altra donna, l’ennesima probabilmente non l’ultima, ma urliamo forte la nostra rabbia e il nostro dolore perché è inaccettabile che nascere donna possa significare accettare anche il rischio di essere uccise per mano di chi dichiara di amarci”.

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