Perugia, 3 apr. 2025 – Mentre il Governo Meloni indossa l’elmetto e investe miliardi di euro in riarmo, sacrificando risorse e tempo al welfare in ossequio ai diktat delle banche e delle multinazionali, la gestione della sanità pubblica in Umbria, come nel resto del Paese, è messa a dura prova dai continui tagli del Servizio Sanitario Nazionale alle Regioni.

Questi tagli lasciano sempre più sole le fasce più deboli della popolazione: famiglie a basso reddito, anziani, disoccupati.

Rifondazione Comunista sottolinea come ogni azione politica in materia sanitaria debba partire da un principio irrinunciabile: la sanità è universale e gratuita e lo Stato deve farsene carico. Questa deve essere la stella polare di qualsiasi manovra, prima ancora che una questione tecnica e contabile.

Quello che serve è una programmazione politica di cambiamento radicale che inverta la tendenza sulle convenzioni (che sono un costo) ed investa l’equivalente in assunzioni e potenziamento delle strutture.

Non possiamo però dimenticare le responsabilità delle precedenti amministrazioni, in particolare dell’ultima Giunta, con l’ex assessore Luca Coletto e con la presidente Donatella Tesei in testa. La certificazione del MEF sul debito della sanità umbra a 73 milioni è solo l’ultimo regalo del progetto di smantellamento della sanità pubblica, ma anche del dirottamento sistematico di risorse verso i servizi privati. L’altra faccia di questa medaglia è la totale assenza di programmazione ed il progressivo indebolimento della rete ospedaliera e territoriale, abbandonando i cittadini a loro stessi.

Il periodo della pandemia da Covid-19 ha rappresentato l’emblema di questa inadeguatezza: la gestione dell’emergenza ha evidenziato tutte le falle del sistema sanitario umbro, tra sprechi di risorse, carenze di personale e incapacità di garantire cure adeguate ai cittadini.

Oggi, di fronte a una situazione finanziaria complessa e precaria, Rifondazione Comunista comprende la necessità di trovare soluzioni concrete per il riequilibrio dei conti. In questo senso accogliamo positivamente la decisione della Giunta Regionale di rivedere l’aumento dell’aliquota Irpef per i redditi fino a 28 mila euro, un intervento che evita di gravare ulteriormente sulle famiglie più in difficoltà, con un “risparmio” di circa 200 euro annui per nucleo familiare.

Tuttavia, crediamo che questa misura vada ulteriormente estesa alle fasce di reddito fino a 35 mila euro, comprendendo così ceti popolari e medi in un progetto di equità e coesione sociale. La sanità pubblica si finanzia con un principio di giustizia redistributiva: chi ha di più deve contribuire in misura maggiore, in un meccanismo che potremmo definire una patrimoniale della sanità.

Questo significa tutelare chi subisce maggiormente gli effetti della privatizzazione del sistema sanitario: liste d’attesa sempre più lunghe, costi privati inaccessibili, disservizi cronici. Occorre inoltre individuare gli ambiti di intervento a partire dalle convenzioni che producono una pesante incidenza sul bilancio. Il risparmio dei costi convenzione è la base di investimento per potenziare le strutture e garantire le assunzioni necessarie al soddisfacimento della domanda.

Ma una manovra economica non può risolvere la situazione se non si individuano le cause strutturali del deficit sanitario. Il disavanzo cresce anno dopo anno: senza un’analisi approfondita delle sue origini, ogni richiesta di sacrificio ai cittadini sarà vana, e ci si ritroverà sempre al punto di partenza.

Rifondazione Comunista apprezza il dialogo avviato dalla Giunta con le parti sociali e riconosce i tempi stretti per l’approvazione della manovra. Tuttavia, chiediamo il massimo impegno per coniugare rigore tecnico e visione politica, condividendo con trasparenza queste scelte con la cittadinanza attraverso momenti di formazione e informazione sia con i corpi intermedi che con assemblee pubbliche.

Riconosciamo nella presidente Stefania Proietti empatia e competenza tecnica, e la invitiamo a tradurre queste qualità in un indirizzo politico chiaro, sociale e inclusivo, in cui l’ascolto e la partecipazione dei cittadini siano un valore aggiunto e non un ostacolo.

Rifondazione sarà in prima linea per ogni cambiamento che vada nella direzione della coesione sociale, della tutela delle fasce più deboli, della promozione del servizio pubblico e della difesa della sanità e del lavoro.

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